ROENTGHENIZDAT
- storiedacaffe2020
- 5 feb 2023
- Tempo di lettura: 4 min

Inverno.
Notte.
Due figure avvolte in lunghi cappotti grigi avanzano dai lati opposti di un ponte, a mala pena illuminate dalla luce fioca dei lampioni. Uno dei due indossa un cappello, e zoppica un po'. L’altro sta fumando.
“Ce l’hai la roba?”
“E tu ce li hai i soldi?”
Iniziano così un sacco di storie.
In alcune l’uomo col cappello darà all’uomo con la sigaretta dei documenti segretissimi; in altre si passeranno droga. O fotografie. O refurtiva.
Nella nostra storia non succede niente di questo. L’uomo con la sigaretta -che poi è un ragazzo- sta per passare all’uomo col cappello solo e semplicemente musica.
Musica? Direte voi.
Tutto qui?
Beh, intanto non è una musica qualsiasi, è Jailhouse Rock di Elvis.
E poi l’inverno non è un inverno qualsiasi, è l’inverno russo, quello del ’59 per la precisione.
E il ponte è un ponte di Leningrado, e i due sono studenti, e stanno per passare un brutto guaio.
Ma prima di arrivare alla fine facciamo un passo indietro, e cerchiamo di capire meglio cosa sta succedendo.
Immaginate un mondo grigio, di quel grigiore opprimente che sapeva regalare l’Unione Sovietica di fine anni 50. Grigio il cielo di Leningrado, grigi i palazzoni di cemento, grigi gli abiti degli uomini in fila davanti agli alimentari, grigi i cuori dei ragazzi, che vorrebbero altro, ma hanno paura a dirlo.
L’epoca del terrore di Stalin è finita da qualche anno, ma con Cruschev non è che si stia tanto meglio. Il Politburo è riuscito a risollevare l’economia, nessuno muore di fame, ma la mancanza di libertà è soffocante. Non a caso due anni dopo per fermare l’emorragia di giovani in fuga verso l’occidente Crushev farà erigere il muro di Berlino.
E’ consentito solo quello che è gradito al Partito, tutto il resto è severamente vietato.
E il Partito, tra noi possiamo dircelo, quando ci si mette sa essere di una noia mostruosa.
Giornali propagandistici, discorsi propagandistici, libri propagandistici, musica propagandistica. Tutto il resto è vietato: vietato parlare, vietato pensare, vietato scrivere, vietato leggere; per non parlare della musica: vietatissima.
Immaginate un mondo in cui tutto è grigio e noioso, e la musica è proibita, e il semplice possesso di un disco “non allineato” viene punito con l’arresto e la deportazione ai lavori forzati in Siberia (pessima prospettiva).
E ora facciamo un esperimento.
Nel primo commento c’è il link a Jailhouse Rock; fatela partire, e continuate a leggere con la musica accesa.
Fatto?
Bene
Scommetto che vi fa lo stesso effetto che fa a me:
Il grigio del cemento Sovietico prende colore, le facce serie diventano sorridenti, la gente in fila agli alimentari inizia a ballare, le teste ricominciano a pensare liberamente, chi ha da dire qualcosa, anche se scomoda, la dice, anzi la grida: è il Rock ragazzi. E’ libertà.
Ed è proprio quello che i ragazzi vogliono, perché hanno il pane, ma non si vive di solo pane; e la Musica è il loro modo di sentirsi vivi, alla faccia di Cruschev, del Partito e di tutte le galere della Siberia.
Il Regime lo sa bene, e proibisce la musica. Ma non vieta i grammofoni, che servono a riprodurre i bei discorsi propagandistici. E paradossalmente non sono interdetti neanche gli strumenti per incidere i dischi; metti che qualcuno vuole registrarsi l’ennesimo discorso alla nazione di Cruschev per poi risentirselo la sera prima di addormentarsi: gli incisori sono concessi.
Il vero problema è il materiale da incisione. Il vinile era molto costoso. Senza dire che comprare vinili su cui incidere equivale ad autodenunciarsi, il controllo è quasi inevitabile.
E qui entrano in gioco Ruslan Bogoslowski, studente, e Boris Tajgin, poeta. Bogolowski, per inciso, è il ragazzo con la sigaretta sul ponte.
Ruslan e Boris vogliono protestare contro il regime, ma hanno le palle piene di opuscoli, discorsi e propaganda. La loro protesta passerà dalla musica.
E hanno un’intuizione geniale.
Non è il vinile l’unico supporto su cui si possono incidere dischi.
Si riesce ad incidere con qualità accettabile anche su un altro materiale.
Un materiale flessibile, adatto ad essere nascosto sotto un cappotto, o in una manica.
Un materiale economico, non tracciato e non tracciabile dal Governo.
Un materiale reperibile in grande quantità, perché risulta essere altamente infiammabile, e una recente legge aveva imposto alle strutture ospedaliere di disfarsene.
Le lastre delle radiografie.
Così Ruslan e Boris si procuravano le radiografie, le ritagliavano in dischi più o meno precisi di venicinque centimetri di diametro, li foravano al centro con una sigaretta (stupendo) e li inserivano nell’incisore. Poi se li nascondevano sotto i vestiti e li distribuivano in cambio di un rublo, o di mezza bottiglia di Vodka.
Il loro laboratorio prende il nome del “Club del Cane d’oro”, e i loro bootleg clandestini vengono soprannominati “Roentghenizdat” Musica delle Ossa, diventando un simbolo di Resistenza e Dissenso per tutti i ragazzi sovietici.
Ma torniamo a quella notte sul ponte, nell’inverno del ’59.
Il ragazzo con la sigaretta scoppia a ridere. “Igor, vecchio bastardo. Lo sai che se non hai soldi te lo regalo, offre la casa”
“No, Ruslan, i soldi li ho, e te lo do volentieri perché vi servono. Tu e Boris state facendo qualcosa di meraviglioso. Ma davvero mi hai portato Jailhouse Rock?”
Ruslan con gesto teatrale sfilò fuori dalla manica una radiografia tagliata a forma di disco, sulla quale si vedevano chiaramente due mani scheletriche.
Il commento incredulo di Igor gli rimase in gola, interrotto da perentori colpi di fischietto e scalpiccio di stivali chiodati da entrambi i lati del ponte.
Quella notte Ruslan Bogoslowski subì il suo primo arresto, che gli costò tre anni di prigionia. Nel corso del decennio successivo fu arrestato altre due volte.
Ma non si è mai arreso, né ha mai tradito Boris. Dopo ogni arresto, appena liberato ricostruiva la sua attrezzatura e riprendeva la sua lotta per la Libertà.
Ci sono tanti modi di non piegare la testa e portare avanti la Resistenza: c’è chi manifesta, c’è chi scrive, c’è chi fa lo sciopero della fame e c’è chi mette le bombe.
Ruslan distribuiva musica proibita su lastre radiografiche con un foro di sigaretta al centro.
Non si possono bloccare le Idee.
Non si può fermare il Rock.



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