NANI UBRIACHI
- storiedacaffe2020
- 1 feb 2023
- Tempo di lettura: 6 min

Cosa vi viene in mente se pensate alla Disney?
Fino a ieri pensavo a rassicuranti immagini della mia infanzia: Bamby, Biancaneve, Robin Hood; o a distanza di una generazione, edificanti cartoni animati che hanno accompagnato l’infanzia dei miei figli: la Bella e la Bestia, Rapunzel, il Re Leone….
Poi ho trovato quello strano libro alla bancarella dei libri usati al mercato di Ostuni:
“Diari improbabili di testimoni di fatti realmente accaduti”.
E quando ho letto le pagine del diario di Jack Damon qualcosa in me è cambiato per sempre.
Le riporto testualmente e senza commenti, così come le ho lette su quello strano libro.
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“23 febbraio 1940, New York City
Oggi prestavo servizio al Center Theater di New York, dove Walt Disney ha organizzato la premiere del suo nuovo capolavoro: Pinocchio.
Arrivato di fronte al teatro, ho visto la balconata sovrastante l’ingresso piena di personaggi vestiti come il Pinocchio del cartone animato che sorridevano e salutavano la folla, mentre una fanfara suonava una marcetta; mi sono affrettato a presentarmi dal Capo, che come mi ha visto si è messo a sbraitare: “Jack, alla buon’ora! Di nuovo in ritardo! Dai, prendi il carrello e porta da mangiare ai nani”
“I nani?”
“In nani, i nani! Li hai visti quei Pinocchio sulla balconata quando sei arrivato? La produzione ha ingaggiato undici nani, li ha vestiti da burattini e li ha messi lì sulla balconata a salutare gli ospiti. Dovranno scendere anche tra la folla per fare un po' di scena, ma prima vogliono mangiare; forza, portategli i carrelli!”
Sui carrelli c’erano sandwiches, hamburger, hot dog e numerose bottiglie di birra.
Abbiamo portato i carrelli su una grande terrazza affacciata sulla sala di proiezione; la terrazza era collegata alla balconata esterna, dove avevo visto i Pinocchio salutanti.
Mentre spostavamo cibi e bevande dal carrello ad un tavolo addobbato, un collega ha gridato: “Ragazzi, merenda!”, e undici Pinocchio famelici si sono avventati verso di noi dalla balconata esterna, correndo con le gambette corte.
Le mascherone di Pinocchio avevano tutte la bocca fissa atteggiata a sorriso, e così siamo rimasti particolarmente spiazzati quando da dietro quei sorrisi fanciulleschi è partita un’ondata di turpiloquio, pronunciata da voci rudi e sgraziate. “Porca troia che fame!”
“Ma quanto cazzo sono caldi questi costumi!”
“Voglio solo catafottermi di birra!”
“Cristo, quanto mi prudono le chiappe!”
Man mano che arrivavano vicino ai tavoli si sono sfilati i testoni da Pinocchio e abbiamo visto spuntare le loro faccione da nani, visibilmente affannate e congestionate dal sudore.
Mentre guardavo stupito questi esseri per metà burattino delle fiabe e per metà scaricatori di porto campioni di sconcezze, mi si è avvicinato quello che doveva essere una specie di capo Pinocchio, o capo Nano, che mi ha detto: “Ehi amico, non ci siamo capiti: ci hanno promesso magiare e bere a volontà, non vorrete uscirvene con quattro panini e un paio di birre. Ci serve molto più cibo e tanta altra birra. E visto che ci sei portaci anche qualche bottiglia di Whiskey!”
“E il gin, il gin!” grida un pinocchio li vicino, mentre si smonta il testone di pezza.
“E il Gin!” ribadisce il capo Pinocchio.
“Chiedo” ho risposto con aria perplessa, ma non mi sembrava affatto una buona idea.
“Farai bene a portarci altra roba, molta altra roba, o puoi dire all’organizzazione che possono scordarsi saluti e passeggiate tra i bambini” ha precisato il capo Nano scolandosi una birra a tempo di record, e sottolineando il concetto con un rutto.
Ci siamo ritirati in buon ordine e abbiamo riportato al caposervizio la cortese richiesta dei Pinocchio: la cosa è stata presa bene dall’organizzazione, che ha subito fatto approntare altri carrelli di cibo e birra, con un intero carrello pieno di bottiglie di Whiskey e Gin.
Quando sono entrato sulla terrazza dei nani alla testa del convoglio di carrelli siamo stati accolti da un’ovazione da parte dei Pinocchio, che si sono precipitati su di noi come piranha affamati, senza darci neanche il tempo di spostare la roba sul tavolo di servizio.
Abbiamo abbandonato i carrelli al loro destino e siamo tornati in cucina, dove ci hanno dato i vassoi con le tartine e il prosecco da far girare in platea.
Qui c’era tutt’altro ambiente: uomini eleganti, bambini vestiti a festa, donne in abito lungo; anche gli undici Pinocchio, fedeli ai patti, poco dopo sono scesi in sala e hanno iniziato ad aggirarsi tra la folla con passo malfermo salutando bambini, sempre ondeggiando quei loro testoni di pezza sorridenti.
Mi è quasi preso un colpo quando mi sono reso conto che stavo servendo un flute di prosecco a Marlene Dietrich, ma proprio in quel momento è stata Marlene a rimanere sbigottita, quando ha visto un pinocchio barcollante incespicare goffamente e finire come un ariete col testone sull’inguine di un cameriere che portava un vassoio di gamberetti.
Ne è derivata una variopinta esplosione di gamberetti in salsa rosa e un’ancor più colorita esplosione di irripetibili bestemmie da parte del Pinocchio, tra le risate sguaiate di un alto paio di Pinocchio li vicino.
Era obiettivamente spiazzante sentir fuoriuscire quel fiume di oscenità dalla maschera sorridente di Pinocchio, e sia io che Marlene Dietrich guardavamo la scena come ipnotizzati.
Poi ripulimmo tutto rapidamente, e come Dio vuole il film ebbe inizio.
Durante la proiezione fummo mandati nuovamente sulla terrazza dei nani, da cui proveniva un rumore costante e fastidioso, per dare un’occhiata; e lì ci trovammo di fronte ad una scena apocalittica: un paio di Pinocchio erano accasciati a terra spalle al muro con un bottiglia di gin in mano e il testone abbassato, come in coma; un Pinocchio giaceva prono in una pozza di vomito; teste e corpi vuoti di Pinocchio erano sparsi qua e là sul pavimento in modo lugubre, mentre i loro occupanti, rimasti in mutande, giocavano a carte, imprecavano ridevano sguaiatamente. C’erano due nani che si azzuffavano rumorosamente con in mano una bottiglia di birra rotta, mentre un altro, completamente nudo, ballava su un tavolo cantando una canzoncina oscena e tracannando Whiskey direttamente dalla bottiglia. Da un angolo buio provenivano ritmici versi animaleschi, provocati inequivocabilmente da una qualche orrenda ammucchiata nanesca.
Abbiamo richiuso alle nostre spalle la porta doppia, spaventati da quella situazione alla Sodoma e Gomorra, e siamo corsi in cucina a dare l’allarme; intanto si sono accese le luci in sala per la fine del primo tempo, e la situazione è degenerata ulteriormente.
Il nano nudo che ballava sul tavolo è saltato sul parapetto della balconata, e lì ha continuato la sua danza oscena mostrando le sue grazie a tutta la platea inorridita, sottolineando i passaggi più espliciti con decisi colpi di bacino. Devo ammettere cha ballava bene e aveva un che di ipnotico.
I suoi compagni intanto tra urla, schiamazzi ed imprecazioni avevano iniziato un lancio teste, scarpe e cappelli di Pinocchio giù in sala.
A quel punto la sicurezza ha tentato un blitz, con l’idea di fare irruzione sulla terrazza per porre fine allo scempio, ma i Pinocchio ribelli si erano asserragliati dentro usando il tavolo per bloccare la porta e organizzando una sorta di barricata con i carrelli e tutto quello che avevano trovato.
Altri due nani nudi intanto avevano raggiunto il loro compagno in piedi sul parapetto e gridavano alla folla istruzioni piuttosto esplicite su dove dovevano ficcarsi il naso di pinocchio, e usavano il lungo naso di un testone per una dimostrazione pratica, nel caso il concetto fosse sfuggito a qualcuno.
Poi tutto si è svolto molto in fretta: ho visto la polizia usare una lunga scala per tentare di raggiungere la balconata, il capo nano in mutande che cercava di calarsi lungo un drappeggio di velluto rosso per sfuggire al blitz degli agenti, Marlene Dietrich che sveniva e Walt Disney in persona che gridava contro gli organizzatori: il tutto mentre i poliziotti rincorrevano nani seminudi che ormai schizzavano impazziti qua e la per la sala, tentando goffamente di placcarli tra le poltrone. Ci è voluta più di un’ora per acchiapparli tutti.
Quando ripenserò a questa giornata non potrò fare a meno di ricordare il ghigno del capo nano mentre veniva caricato in manette sulla camionetta della polizia: aveva un ghigno demoniaco e un’erezione impressionante”
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Dopo aver letto questa strana storia mio sono preso la briga di fare qualche ricerca su internet circa la premiere di Pinocchio a New York del 1940.
E niente, quando prima pensavo alla Disney mi venivano in mente Principesse, Leoni parlanti e sentimenti zuccherosi a volontà.
Adesso non posso fare a meno di sogghignare, e mi compaiono in testa immagini grottesche di nani ubriachi.
Nudi.



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