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L’INSOLENZA DEL FICO

  • storiedacaffe2020
  • 9 ott 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

-Papà, sono ricchissimi! Hanno la piscina, il padre ha la Porsche Cayenne, la sorella di sedici anni ha l’auto elettrica e il bambino è grande quanto me e ha la minimoto!-


Questo mi diceva mio figlio di undici anni mentre mangiavamo fichi all’ombra del patio.

Non lo diceva con ammirazione (il che in un certo qual modo mi ha rassicurato) ma a titolo di cronaca, forse con una punta di soggezione.


I fichi erano dolci e carnosi, una vera delizia, e mentre Fabri ci elencava gli sfarzi di questa famiglia di nuovi ricchi, ragionavamo sulla metamorfosi subita dal nostro albero di fico.

Fino all’estate scorsa era un modesto alberello al centro del giardino, che a giugno ci regalava un graditissimo raccolto di fichi, alcuni piccoli e aspri, alcuni dolci e succosi.

Durante l’inverno è successo qualcosa, e l’onesto alberello si è ingigantito, occupando con prepotenza tutto il giardino e producendo sin dai primi di giugno una sovrabbondanza di frutti turgidi e maturi, innaturalmente grandi e traboccanti di dolcezza, come se la buccia non riuscisse a contenere la tracotanza esplosiva della polpa.


Non vorrei passare per maniaco nel descriverli come quasi pornografici nella loro esuberanza.

Bene, stamattina nel tirare lo sciacquone del bagno, l’acqua non è scesa, ma è risalita ed è quasi traboccata dalla tazza; e quando abbiamo aperto i pozzetti, si è appurato che le radici del maestoso fico si erano infiltrate nei tubi della fogna, traendone un illecito nutrimento che le ha ingrossate a dismisura, fino ad otturare completamente gli scarichi.


-Vedi amore mio- ho avuto modo di spiegare a mio figlio, incuriosito dalla situazione,

-Certe ricchezze ostentate sono come il nostro fico cresciuto troppo in fretta: accattivanti, appariscenti, ma con le radici affondate in una montagna di merda-


 
 
 

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