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IL SIGNOR QUARTULLI, LA CONTRORA E LA PORTA DI NONNO PIPPI

  • storiedacaffe2020
  • 5 ott 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

La mia domenica si preannuncia interessante.


Ho da gestire gli accompagnamenti dei bambini in giro per al città (e la provincia), con relative riprese ed accompagnamenti in altro posto. Un qualcosa tipo: porta Fabri agli Scout alle nove, torna a casa perndi Vale e portala alla gara di ginnastica artistica alle 10,30, prendi fabri dagli scout alle 11,30 e portalo a una festa all’Olimpic, recupera Vale dalla gara di ginnastica Artistica.

Il tutto con il centro bloccato dal Gran Premio delle Auto d’epoca.

Stupendo.


Con un certo senso del realismo mi preparo ad indossare virtualmente berretto e livrea, e a trasformarmi in autista, sacrificando col sorriso mattinata, pranzo della domentina e la mia amata nanna del pomeriggio.


Ora, sulla mattinata ed il pranzo davvero mi preoccupo poco, stare coi bambini in auto è sempre un bel momento, mi raccontano un sacco di fatti, e del pranzo poco male, sono tre sere che ceniamo fuori con relativi annessi e connessi e il mio stomaco da quarantacinquenne chiede pietà.

Per la nanna del pomeriggio invece mi brucia.

Tanto.


Pare che sia andata un po' in disuso, che sia quasi un’eresia.

Viviamo in un mondo in cui bisogna fare cose, e possibilmente postarle e condividerle, e non c’è niente di socialmente appetibile nel dormire il pomeriggio e risvegliarsi con un po' di bava alla bocca e la sensazione di essere uscirto dal coma.


Però a me piace, e quando ne rivendico la necessità, mia moglie mi deride dicendo che è una cosa ottocntesca, da contadini. “Sembri il signor Quartulli”, mi dice.

La storia del signor Quartulli affonda le radici nel secolo scorso e nel profondo Salento.

Mio suocero Roberto, orfano di Padre, a dodici anni si è trovato ad essere l’uomo di casa, ed in qualche modo provvedere ai bisogni suoi e della madre. Il padre era proprietario di alcune terre in Salento, e riuscì a ricavarne di che vivere grazie all’aiuto dei coloni e dei mezzadri. Il “capo Colono” era proprio il sig. Quartulli, al quale in qualche modo mio suocero era rimasto legato.


Così quando mia moglie da bambina andava al paese del padre, immancabilmente andava con lui a far visita di cortesia al Signor Quartulli.

Ma dal Signor Quartulli non si poteva mai andare prima delle sei di pomeriggio: il brav’uomo si svegliava presto per andare in campagna, poi tornava a casa, la moglie gli faceva trovare pronto un lauto pasto, e poi subito a letto, nel più religioso silenzio mentre il sole della Controra bruciava sulle strade deserte e il signor Quartulli dormiva il sonno del giusto. Solo verso le sei di pomeriggio usciva dalla camera da letto, per poi vestirsi bene e andare in piazza.


Ecco, quando spiego alla mogliera che il mio fisico necessita di un riposo postprandiale, lei ride e mi dice “ma smettila, sembri il Signor Quartulli”.

Sarà.


Ma io credo di averne davvero bisogno, anche se non si usa più.

Serve per il mio equilibrio psicofisico.

E rilancio con la storia della porta di nonno Pippi.

Qui dobbiamo andare indietro di una trentina d’anni rispettto al signor Quartulli, e siamo sempre nel Salento, nella casa natale di mio suocero. Quando la prima volta andai al suo paese di origine, mio suocero mi mostrò ridendo una vistosa riparazione dulla porta di accesso ad un bagno: la porta di nonno Pippi.

Nonno Pippi era il padre di mio suocero.Pare che fosse un uomo buono e benvoluto, dedito alla famiglia e al lavoro: baffi, cravatta larga e sguardo solenne, come si usava nelle foto in bianco e nero dell’epoca.

Anche lui amava la nanna del pomeriggio, e anche lui pretendeva il sacro rispetto della Controra.


Solo che mio suocero da bambino, come tutti i bambini, aveva voglia di giocare. Nel suo caso in particolare era un bambino che amava far cose con le mani, possibilmente esperimenti; passione che lo porterà anni dopo a diventare un chimico, e poi Preside della facoltà di Chimica Farmaceutica.

Ma nella Squinzano del dopoguerra c’era poco di chimico da fare, e la fantasia di un bambino creativo non poteva che trovare sfogo in martelli, chiodi ed attrezzi vari. Tutti rigorosamente rumorosissimi.


E così c’erano lotte quotidiane tra la voglia di giocare del piccolo, il bisogno di dormire del padre, e l’amorevole mediazione della madrea (ah, le mamme).

Pare che un giorno il piccolo Roberto stesse facendo un gioco particolarmente ruomoroso (pare si stesse costruendo un carretto); solo che il rumore del martello nel silenzio della controra rovente di Squinzano dovette esasperare i nervi do nonno Pippi che si infuriò.

Immagino la scena alla Shining, con nonno Pippi che esce dalla camera furioso, il piccolo Roberto che capisce la malaparata e fugge via, Nonno Pippi che lo rincorre per casa con sguardo assassino, il piccolo Roberto che trova rifugio in bagno e ci si barrica dentro, nonno Pippi -novello Jack Nicolson- in preda ad una furia ormai incontrollabile sfonda la porta (pare a mani nude, senza l’ascia) e fa un uso abbastanza disinvolto sull’irrispettoso figlio di quello che i latini chiamavano eufemisticamente lo ius corrigendi: “la più grande caricata della mia vita”, raccontava divertito mio suocero, davani alla vistosa riparazione della porta del bagno.


Questo per dire quanto sia importante per alcuni uomini la nanna del pomeriggio, e quanto possa irritare la violazione della stessa.

E insomma, quando per rivendicare il mio diritto alla nanna del pomeriggio racconto la storia della porta di Nonno Pippi, i miei figli mi dicono però papà, quando noi ti svegliamo tu ci punisci, mentre nonno Pippi dava proprio mazzate.

In effetti quando riesco ad andare a dormire e vedo i bambini paricolarmente turbolenti, spiego loro che sta per iniziare il “Sacro Sonno del Sabato Pomeriggio”, e la punizione per la violazione dello stesso sarà, senza possibilità di appello, il sequestro della Playstation per Fabri e l’interdizione dagli allenamenti per Vale: e il timore di questi terribili castighi mi ha sin’ora garantito sonni felici.


Il punto è che due generazioni fa si usavano le mazzate perché i bambini non avevano nulla: non avevani giochi, non avevano attività, non avevano diritti: cosa puoi togliere ad un bambino che non ha nulla?

I bambini di oggi hanno tutto, e già da piccoli sono abituati ad una giostra frenetica tra mille attività, accompagnati qua e la dai genitori come in una girandola impazzita, in cui non rimane il tempo di fermarsi a decantare, annoiarsi, creare.


Li stiamo abituando già da piccoli a correre, e corriamo anche noi.

E in questa girandola impazzita io rivendico il valore pedagocico della nanna del pomeriggio, l’esigenza di rallentare, e in certi casi proprio di fermarsi.


Del resto ce lo insegnava già nonno Pippi: il rispetto della Controra, imprescindibile baluardo contro la follia.


 
 
 

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