top of page

FACCIAMO IL TUNNEL!!!

  • storiedacaffe2020
  • 17 set 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è poco da fare, chi va in Inghilterra in macchina vuole fare il tunnel.


A me capitò la prima volta quando avevo vent’anni, in un viaggio in auto surreale in giro per l’Europa. Uscimmo da una festa a Parigi e decidemmo: andiamo a Londra, partiamo adesso! Si! Facciamo il tunnel!

E nel tragitto da Parigi a Calais, con la macchina che sembrava la Cambogia, evocavamo immagini da cartone animato, con la strada nel mezzo di un lunghissimo cilindro di cristallo, e il mare tutto intorno; e pesci. Pesci variopinti e bellissimi che si avvicinavano ai vetri del tunnel, incuriositi dalle macchine. E noi che dovevamo guidare, fumando felici, circondati dall’acqua celeste e da pesci dai colori brillanti.


Poi siamo arrivati ad un paesino vicino Calais, abbiamo pagato uno sproposito, ci hanno fatto salire con l’auto su una specie di treno merci senza finestrini, ordinandoci di rimanere in auto e vietandoci tassativamente di fumare, e dopo una mezzoretta siamo scesi in Inghilterra.

Ricordo il giallo delle luci al neon del vagone, e il cocente senso di delusione. E le risate, per l’incolmabile distanza tra le nostre pittoresche aspettative e la squallida realtà. Ma quelle (le risate) così come le pittoresche aspettative, erano probabilmente indotte dalle sigarette speciali di cui all’epoca abusavamo.


E così a più di vent’anni di distanza mi sono ritrovato di nuovo a guidare verso Calais, con in macchina moglie, figli e cane, ma questa volta senza sigarette speciali.

E alla domanda “Prendiamo il Traghetto o facciamo il Tunnel?” la risposta è stata unanime ed entusiasta: “Facciamo il Tunnel!”


A quel punto ho chiesto cosa si aspettassero dal Tunnel, e ho scoperto che le idee dei bambini erano molto simili alle nostre, solo forse un filo meno variopinte, ma il concetto era quello. E quando ho raccontato la mia esperienza, spiegando che tristemente nel tunnel non c’erano vetri, non c’era acqua e non c’erano pesci, abbiamo optato per il Traghetto dal quale, ho promesso, avremmo potuto finalmente vedere “Le binche scogliere di Dover”.


Saliti sul traghetto ero un po' in apprensione, perché avevo tanto decantato la suggestione delle Bianche scogliere e non volevo deludere tutti.

“Sempre di più, mi aspetto sempre di meno”, scriveva Bukowski, ma io difficilmente riesco a tenere a bada i miei entusiasmi, e le delusioni quando arrivano restano cocenti: così temevo che le Bianche Scogliere fossero un altro Bluff.


E invece erano lì, bianchissime, che inizialmente si distinguono appena e poi diventano sempre più grandi, e ti danno l’idea di accoglierti in una terra diversa dalla nostra.Il tutto tra l’altro è stato reso ancora più suggestivo perché le abbiamo viste colorate dalla luce del tramonto, che conferiva al tutto un aspetto magico.


E’ stata una ciliegina sulla torta regalateci dalla Buona Sorte, perché avremmo dovuto prendere il traghetto pomeridiano, ma per circostanze bizzarre non siamo riusciti ad imbarcarci sul traghetto prenotato, e solo dopo varie vicissitudini siamo riusciti a salire sul serale, che ci ha regalato un grandioso tramonto.

Ma questa è un’altra storia.


 
 
 

Commenti


bottom of page