DETTAGLI INSIGNIFICANTI
- storiedacaffe2020
- 18 set 2022
- Tempo di lettura: 4 min

“Che per caso hai visto la borsetta a strisce?”
“Eh?”
“Si, la borsetta a righe bianca e azzurra, quella coordinata con la borsa mare”
Francesca e Marco vivono a Galatone, è il 12 di agosto e si stanno preparando per una bella giornata di mare in un lido a Gallipoli.
Francesca ha studiato l’abbinamento tra costume, copricostume e borsa mare, ed è molto fiera del risultato finale: manca solo il dettaglio della borsetta a strisce coordinata.
Marco non ha mai notato che Francesca ha più di una borsa, e non ha idea di cosa sia una borsetta coordinata. E’ convinto che comunque sia un dettaglio senza importanza.
“Dai Francè, spicciati che è tardi, che la litoranea sarà gia un casino, andiamo”
“Ma dai, quella carinissima, volevo mettere lì portafoglio e telefono”
“Scusa, ce l’hai in mano la borsa con dentro portafoglio e telefono, andiamo”
“Ma no! Questa è quella che uso ogni giorno, non vedi che non centra niente! Posso mai andare con la borsetta di pelle marrone nella borsa mare!”
“Ma certo che puoi” E con un sorriso le prende dalle mani la borsetta “da passeggio” di pelle, la infila nella borsa mare, prende il tutto e con ferma dolcezza accompagna Francesca fuori di casa, ignorando le sue proteste.
Francesca terrà un po' il muso ma pochi minuti dopo, incolonnati sulla litoranea, alla radio passeranno la sua canzone preferita, e ritroverà il sorriso.
Maria Lucrezia è una bella bambina bionda. E’ di Roma, ma è in vacanza dalla nonna a Gallipoli, e dopo un bagno nelle acque cristalline è seduta insieme al suo Papà sotto gli ombrelloni del bar del lido, mentre mangia un ghiacciolo al limone.
La radio trasmette il tormentone estivo, e c’è quell’aria di spensierata rilassatezza che si respira all’ombra dei bar della spiaggia.
Un’ape, attirata dal giallo zuccherino si poggia sul ghiacciolo di Maria Lucrezia, e la bambina, per nulla spaventata, come per gioco decide di scacciarla soffiandoci sopra con forza; così si riempie d’aria i polmoni per prepararsi al lungo soffio, e fa una profonda inspirazione.
Ma il destino, che ama mascherarsi da caso, opera nei dettagli.
E l’ape decide di prendere il volo proprio mentre la bambina sta facendo la sua profonda aspirazione; e la bella Maria Lucrezia insieme all’aria aspira anche l’ape, che nello scombussolamento del risucchio non capisce niente e la punge.
In gola.
La reazione al dolore della puntura è un forte colpo di tosse, che espelle l’ape.
Il tutto succede in una frazione di secondo, ma la situazione al bar della spiaggia è cambiata radicalmente: ora c’è una bimba bionda che tra tosse e lacrime cerca di spiegare all’attonito papà quello che è accaduto.
Ma la situazione cambia ancora: dopo ogni colpo di tosse la bambina ha sempre più difficoltà a parlare, e poco dopo inizia ad avere evidenti problemi di respirazione, come se stesse soffocando.
Il papà di Maria Lucrezia è un dottore, un anatomopatologo per la precisione, ed in un momento capisce quello che sta succedendo: per reazione alla punture, in qualche punto la gola della figlia si stava gonfiando, ostruendo fisicamente le vie di respirazione; l’ospedale più vicino è a Gallipoli, ma con le litoranee di Gallipoli intasate col traffico del 12 di agosto, non ci si potrebbe mai arrivare in meno di venti minuti, e la figlia non li ha venti minuti di tempo: ha bisogno di aria, subito.
Ognuno affronta le situazioni col suo bagaglio di esperienze e competenze.
Superman prenderebbe in braccio la figlia e volerebbe all’ospedale.
L’incredibile Hulk prenderebbe in braccio la figlia e spazzando via le macchine incolonnate correrebbe all’ospedale.
Un chimico magari mescolerebbe un antidoto con i prodotti del bar.
Io non lo so nemmeno che farei.
Il papà di Maria Lucrezia è chirurgo, e decide di praticare una tracheotomia d’urgenza: un’operazione salvavita che si studia sui manuali, che consiste nell’incidere la trachea al di sotto dell’ostruzione per permettere il passaggio dell’area verso i polmoni.
Ci sono racconti splatter di tracheotomie eseguite con le penne, usando la linguetta di metallo per incidere, e il cavo della penna come tubicino da inserire nel taglio per permettere il passaggio dell’aria.
Il papà di Maria Lucrezia vede la figlia che agonizza, e dopo aver avuto chiamato il 118 e aver avuto conferma dei tempi di intervento incompatibili con la situazione, con lucidità ed una freddezza incredibile individua sul bancone del bar gli strumenti della sua operazione disperata: vodka per disinfettare, il cavatappi per incidere e la cannuccia per far passare l’aria.
Guarda gli occhi terrorizzati della figlia che gli chiedono aiuto, e trova in se la forza di procedere con l’intervento più complicato della sua vita, il cui livello di difficoltà è estremizzato da un carico emotivo incomparabile.
Sta per dare disposizioni, quando dalla folla a cerchio intorno alla scena si sente una voce incerta: “Io ho il Bentelan”.
Il Bentelan è un farmaco al cortisone, efficacissimo contro reazioni allergiche, schock anafilattici e gonfiori di varia natura: potrebbe essere la salvezza per Maria Lucrezia
Il papà si gira grato, con gli occhi pieni di speranza, mentre Francesca apre la cerniera interna della sua borsa da passeggio di pelle marrone, e gli porge un blister di compresse.
Il medicinale funziona, restituendo il respiro alla bambina ed evitandole la sgradevole situazione di farsi aprire la gola dal padre con un cavatappi sul tavolo di un bar spiaggia.
Di fatto salvandole la vita.
Maria Lucrezia è abbracciata al suo papà, immediatamente spossato dopo il calo della tensione e il repentino sollievo. “Non vi dico nemmeno cosa stavo per fare” dirà ai parenti a pericolo scampato, Poi a cena davanti ad una bottiglia di vino racconterà il suo piano basato su Vodka cannuccia e cavatappi.
Francesca invece scoppia in un pianto liberatorio che scioglie la tensione. “ Non la dovevo neanche prendere quella borsetta. Non la dovevo neanche prendere”
Marco è seduto ad un tavolino all’ombra un po' più indietro. Sorseggia una birra ed ha un sorriso indecifrabile.
Non aveva mai sentito nominare il Bentelan, così come non sapeva cosa fosse una borsetta coordinata, ma ripensa al momento in cui ha messo la borsetta da passeggio di pelle marrone nella borsa mare e ha spinto Francesca fuori di casa; non lo dice a nessuno, ma un po' si sente l’eroe della giornata.
Tutto quello che ci succede, tutte le nostre vite, sono il prodotto delle conseguenze di migliaia di dettagli insignificanti, la maggior parte dei quali indipendenti dalla nostra volontà.
C’è chi li chiama Caso.
A me piace pensare che ci sia Qualcosa dietro quell’inestricabile intrico di coincidenze, Qualcosa dotato di un grande senso dell’ironia.
E che si faccia un sacco di risate.
Il che, per come vedo io la faccenda, in un certo qual modo è consolante.



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