ACQUAPARK
- storiedacaffe2020
- 18 set 2022
- Tempo di lettura: 2 min

I bambini avevano voglia di acquapark, la mogliera ha colto l’input, e così- detto fatto- ci troviamo in pieno week end all’acqua Park di Rossano Calbro: cinque famiglie, nove bambini più Gloria, che chissà perché era sfuggita ai conteggi, e stasera in albergo dovremo un po’ improvvisare.
La strada da Ostuni a Rossano calbro dura poco meno di tre ore, divisa in spezzoni ben distinti;
Ulivi e bellezza;
Italsider e polvere rossa,
Pineta, mare e bellezza;
Lavori in corso, autovelox e degrado
E dopo aver attraversato un ultimo paese da Far West, con palazzine con i secondi piani rigorosamente in mattoni a rustico, gommisti (ma quanto ce ne sono?) con ruote di trattori poggiate fuori, palazzine sventrate di cemento armato con l’insegna enorme BAR in neon bianco, arriviamo ad Odissea 2000, il più grande e bello acquapark del sud Italia, come continuano a ripetere ossessivamente gli altoparlanti.
Quando arrivo in un parco di divertimenti, qualunque esso sia, scatta sempre una logorante sfida con me stesso: individuazione della giostra più adrenalinica, voglia di provarla, paura di farla, macerarsi nell’indecisione, rimandare ad un momento successivo, lanciare sempre e comunque occhiate incerte alla giostra maledetta.
Che nel caso di specie è stata ribattezzata “la botola” dai miei compagni più avventurosi (che ovviamente l’hanno già fatta, bambini compresi) e consiste in una cabina rosa, ben visibile da ovunque e sempre sotto i miei occhi, in cui ci si mette in piedi in posizione Tutankamon, e si apre una botola sotto i piedi e tu precipiti in uno scivolo inizialmente quasi verticale, che poi dovrebbe addolcirsi e buttarti in una piscina tranquilla. Dovrebbe, perché non si vede. Ogni volta che giro lo sguardo si vede solo la cazzo di cabina rosa.
Ho fatto con mio figlio i “tappetini” e lo scivolo giallo, poi lui ha preso coraggio ed è andato da solo con i suoi amici, e io mi sono finalmente rintanato sotto l’ombrellone a bere birra.
E poi 39 gradi, il sole feroce, la musica implacabile, l’ombra del mio ombrellone che si fa sempre più stretta, lo speaker che ci ricorda che siamo nel posto più divertente del sud Italia.
Piano piano arrivano notizie: quello bianco è terribile, il Kamikaze è tranquillo, a quello coi ciambelloni c’è un sacco di fila. Ogni tanto un bimbo piange, un bagnino fischia per richiamare una qualche infrazione (di solito il fenomeno di turno che cerca di mettersi in piedi sugli scivoli), il fiume artificiale scorre lento con la sua infinita teoria di ciambelle.
Ma quello che mi rimarrà di questa giornata sono i papà. Tantissimi papà:
Magri, grassi, tatuati, assurdamente pallidi (come me), muscolosi, anziani che sembrano nonni, alti, bassi, benestanti, cafoncelli, raffinati, pelati, capelloni.
Tantissimi papà, diversissimi tra loro, mano nella mano con i figlioletti: li accompagnano lungo le scale degli scivoli più alti, li incoraggiano, li rassicurano, si immolano ad accompagnarli su giostre che si vede che se le risparmierebbero volentieri; ma i papà lo sanno che i loro bambini dopo saranno felici, e forse diverranno un po’ più autonomi.
Così si sacrificano.
Una tenerezza infinita.
Se me lo avessero detto non ci avrei mai creduto, ma all’acqua Park di Rossano Calabro ho ritrovato un po’ di fiducia nell’umanità.
Ora però arriva mio figlio; mi tocca il Kamikaze.



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